Caparezza è tornato con Prisoner 709

di Valentina Cervelli Commenta

Caparezza è tornato con Prisoner 709 e va detto che, nel panorama musicale italiano, questo cantautore da sempre rappresenta una vera e propria ventata di aria fresca, anche quando la sua musica denuncia o ha dei connotati politici.

Il titolo è di quelli particolari ed allo stesso modo possono essere definite le tracce del suo album: sono ben  16 quelle che compongono Prisoner 709.  Sono state definite dense ed impegnative dal mondo della critica e non si può che essere d’accordo. Per apprezzarle in modo adeguato bisogna essere attenti, aperti all’ascolto e focalizzarsi. Come spiega Caparezza stesso questo è un album introverso e la motivazione è perché è concentrato su di lui. Commenta con la stampa:

A un certo punto mi sono sentito intrappolato dalla mia vita. Sono sempre stato un tipo ironico, felice, giocoso e lo sono tuttora, ma come tutti ho avuto un momento di riflessione. Ho affrontato i mie fantasmi e li ho fatti fuori.

I brani all’interno di Prisoner 709 rispecchiano in pieno questo percorso, portando all’album una certa profondità. Un lavoro che nasce e cresce grazie ed a causa dell’acufene di cui soffre il rapper e della voglia di affrontare temi importanti in modo adulto, come è giusto che sia. E come spiega al Corriere della Sera:

Per la prima volta ho messo Michele al centro del disco svelando il mio lato più intimista. Caparezza è più sberleffo e provocazione a tutti i costi: mi sono spogliato di questa parte. Si capisce dalla voce: quella nasale che era la mia caratteristica è confinata in un angolo del disco. E si capisce anche dal primo pezzo, intitolato “Prosopagnosia”: è un deficit che impedisce il riconoscimento dei volti altrui, qui sono io che non riconosco me stesso.

Un album da ascoltare, senza dubbio.

 

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