Nasce il Portale della Canzone Italiana, cos’è

di Valentina Cervelli Commenta

E’ stato lanciato il Portale della Canzone Italiana: ma cosa è? Senza dubbio uno degli archivi musicali più grandi d’Europa. Inaugurato lo scorso febbraio dal MiBACT in collaborazione con l’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi.

Visitabile qui, esso è stato tradotto in 7 lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, cinese, giapponese, tedesco e russo) per dar modo a chiunque da qualsiasi parte del mondo di avervi accesso comprendendone anche il contenuto testuale. Esso copre musicalmente l’arco temporale che va dal 1900 al 2000: cento anni di brani in streaming realizzata in collaborazione con un colosso del settore come Spotify e che contiene musica italiana in tutte le sue forme espresse.

Potrebbe erroneamente essere considerato “inutile”: in realtà si tratta di uno strumento davvero interessante per tutti coloro che per lavoro o svago vogliono scoprire la musica italiana del ventesimo secolo.

Vero è allo stesso tempo che la mancanza dei primi 18 anni di questo secolo creano un ideale buco artistico che dovrebbe essere riempito al più presto: non si può lasciare fuori da un simile strumento ciò che hanno creato artisti come i Marlene Kuntz o i Baustelle.  Il Portale della Musica Italiana è organizzato in 4 aree: le prime due dividono il secolo idealmente in due parti mentre le altre sono dedicate una alle tradizioni popolari regionali ed ai “contributi speciali”, ovvero mostre virtuali ed approfondimenti. Vi sono voluti due anni per raggiungere questo obiettivo grazie anche al reperimento di brani dall’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi (ICBSA, ex Discoteca di Stato). Ecco quindi che al suo interno si possono ritrovare Lucio Dalla e Claudio Baglioni, tanto quanto Jovanotti e Sanremo.

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