Tony Maiello: la musica divenuta business che calpesta artisti

di Valentina Cervelli Commenta

Tony Maiello, che molti ricorderanno come ex concorrente della prima edizione di X Factor e vincitore del Festival di Sanremo Giovani 2010, ha approfittato del suo account Facebook per rendere chiaro un concetto che un po’ tutti hanno già compreso, ovvero come la musica sia diventato un business che calpesta gli artisti più che aiutarli.

Il cantante è attualmente uno dei più apprezzati autori italiani (scrive per Francesco Renga, Laura Pausini, Benji e Fede e Alessandra Amoroso) e complice il fatto che non gli sia stato possibile pubblicare “Il linguaggio della resa” su tutte le piattaforme online, lo sfogo è arrivato a stretto giro. Ha spiegato:

Oggi sono un po’ triste, triste perché mi rendo conto che la musica è stata trasformata in un business che massacra la sensibilità e il lavoro delle persone. Un business malato che porta ad una competizione spietata e senza rispetto. Questo è uno dei motivi per il quale mi sono ritirato a scrivere canzoni nella mia camera e a sottrarmi dai riflettori per un po’ di anni. “Il linguaggio della resa” non è più su nessun portale, non è su iTunes, non è su Spotify, non è più da nessuna parte. Questo perché l’editore originale ha ceduto i diritti di questo album e il nuovo editore se ne è sbattuto altamente i c*glioni…tanto mica sono cazz* suoi?  Tanto è un disco che non porta più soldi, quindi è inutile. Mi rivolgo alla nuova generazione: Voi potete cambiare tutto questo, voi dovete cambiarlo. Non lasciate la musica in mano a questi mostri, in mano a questi mercenari.  Amatela come l’amiamo noi, fatela vostra, difendetela.

E come dargli torto?

 

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