Dirty Dancing 2017: quando gli arrangiamenti rovinano tutto

di Valentina Cervelli Commenta

Il remake di un film come Dirty Dancing non è importante ed interessante da giudicare solo dal punto di vista della cinematografia: la colonna sonora è disponibile all’acquisto ed allo streaming su Spotify e quindi alla portata di tutti. La domanda è: perché lasciare che degli arrangiamenti rovinino tutto?

Nella maggior parte i mostri sacri dovrebbero essere lasciati stare dove sono, senza puntare a grandi stravolgimenti. Le cover dovrebbero essere riprodotte e riviste senza eliminare quella che è l’anima della canzone. Ed in alcuni casi la colonna sonora di Dirty Dancing 2017 riesce in questo: tributare in modo entusiasta, grazie alla preparazione dei suoi interpreti, dei brani del passato rendendoli originali e interessanti per i più giovani. Ma è con orecchio terrorizzato che ci si approccia a She’s like the wind scritta e cantata originariamente da Patrick Swayze: è impossibile non pensare al fatto che probabilmente, se ancora in vita, lo stesso attore e cantante avrebbe strabuzzato gli occhi davanti ad una scelta simile.

Non si può remixare in versione dance una canzone struggente d’amore mancando tra l’altro di dare il giusto spazio a Colt Prattes, il Johnny Castle attuale. E se Hungry Eyes nel suo essere più melodica ‘R&B non convince moltissimo ma consente di non strapparsi i capelli, tra autotune e scelte stilistiche non azzeccate, di effettivamente salvabile di questa colonna sonora rimane poco.

E  mentre si ringrazia che abbiano voluto tenere lontano dal prodotto finale Will you still love me tomorrow non si può fare altro che pensare che prima di lasciarsi andare ad arrangiamenti penosi, sarebbe decisamente meglio pensarci ed a lungo.

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